Nasce “Curry Brand”!

Ripensando ai mugugni sommessi di larga parte del pubblico quando gli Warriors utilizzarono la settima scelta nel draft del 2009 viene quasi da sorridere. Aveva fatto stravedere a Davidson è vero, ma per molti era un college non di prima fascia e nonostante l’incredibile corsa al Torneo e le giocate pazzesche, l’etichetta sembrava indelebile: troppo gracile, non reggerà l’urto fisico-atletico dell’NBA.
Nel primo anno sulla Baia con coach Don Nelson si intravedono cose discrete, ma i limiti fisici sono in effetti parte in causa. Cominciano i primi infortuni, le maledette caviglie lo tormentano e gli stessi che mugugnavano profeticamente il giorno del draft sembrano averci proprio azzeccato.

Young, underdog and next…

“Young, underdog and next..”. Così il vice-president di Under Armour descriveva nel 2013 gli atleti adatti a diventare loro asset. Fu uno sgarbo di Nike, brand di Curry nei primi quattro anni da professionista, ad orientare il numero 30 verso altri lidi. L’incontro per il rinnovo non convinse il ragazzo ed il suo entourage che percepirono scarsa considerazione da parte del “Baffo”, reo di privilegiare palesemente Lebron, Kd e altri atleti di maggior calibro all’epoca. Si aprì quindi, quasi per caso, la strada per Baltimora.
Nel 2013 Stephen Curry firmò il suo primo contratto di sponsorizzazione con Under Amour; era il volto perfetto: giovane, sottovalutato e prossimo campione della lega. Inutile dire che la lungimiranza fu pressoché perfetta.
Back to back Mvp nel 2015 e nel 2016 e protagonista di 5 finali consecutive, condite da 3 anelli che hanno marchiato a fuoco un’epoca NBA come pochi altri atleti e franchigie hanno fatto nella storia del gioco.

È inevitabilmente arrivato il rinnovo fino al 2024, ma soprattutto dopo 7 signature shoes di grandissimo successo, vendute in tutti gli angoli del mondo, Curry è diventato brand! L’ottava scarpa di Steph nascerà in seno ad Under Armour, ma avrà vita propria, sarà infatti il primo modello “Curry Brand”!
Modello di business inarrivabile probabilmente, ma la via tracciata da MJ in questo caso ha fatto scuola. Jordan Brand ha raggiunto fatturati vertiginosi e nemmeno nella migliore delle ipotesi il percorso di Curry con la propria linea personale potrà eguagliarli, tuttavia il solo fatto che un brand importante come Under Armour decida di lanciarsi in un’operazione di marketing così importante e rivoluzionaria ci consegna la misura, se ne avessimo ancora bisogno, della grandezza raggiunta da Steph.

Like Mike!

L’11 dicembre ci sarà il lancio della Curry 8, prima signature interamente brandizzata Curry, con tanto di logo dedicato e quant’altro. Una mossa ambiziosa ed un investimento mirato che muoverà i suoi passi da Oakland, patria sportiva del numero 30, attraverso una serie di collaborazioni con le scuole locali con un occhio sempre attento agli aspetti sociali.

Anche in questa circostanza spunteranno i detrattori, coloro che per diverso tempo hanno continuato a criticare il suo modo estremo di giocare: “Ruin the game”. La sua pallacanestro ha stravolto le leggi di spazio e tempo abitudinarie, ha creato nuovi ruoli e ne ha fatti scomparire altri; pochi atleti son stati in grado di operare processi così rivoluzionari nella storia dello sport, lui lo ha certamente fatto.

Si sbaglia probabilmente se si insiste nel guardare all’avventura di “Curry Brand” prendendo Jordan come metro di paragone, la prospettiva è fallace. È opportuno invece accogliere con entusiasmo un nuovo traguardo raggiunto da un giocatore che per troppo tempo è stato considerato non adatto, non abbastanza e che grazie al lavoro, alla convinzione e al talento è stato in grado di portare la narrativa attorno al suo nome sul terreno del: “uno dei pochi, l’unico, il migliore”. In bocca al lupo Steph!