IL GIORNO DELL’IRRAZIONALITÀ.

È una giornata surreale per noi. Noi giocatori, noi appassionati, noi sportivi. Le ultime ore sono state la manifestazione più irrazionale di quanto abbia inciso Kobe nelle nostre vite. La nostra generazione è letteralmente cresciuta con le sue gesta, con il suo spingersi oltre ogni limite razionale, con il suo desiderio di diventare il numero uno. Proprio la razionalità è ciò che giustamente non può mettere dei confini al nostro sgomento. Sarebbe la via più logica: succedono migliaia di tragedie ogni giorno, per uno scherzo del destino oggi è il “Giorno della Memoria”, ma mettere sulla bilancia in modo matematico le nostre emozioni, le nostre reazioni è qualcosa che cerchiamo di rifuggire in ogni modo possibile. Siamo sotto shock per un incidente che non ha riguardato un nostro (nella maggior parte dei casi) conoscente, un nostro familiare o un nostro amico, ma la sensazione è viscerale, tremenda come se Kobe Bryant rappresentasse una parte intima di noi e della nostra crescita.

Accettare l’inaccettabile. Convincersi che se ne è andato un uomo che per tanti anni abbiamo considerato un oltre uomo, invincibile, immortale.
Spesso inconsciamente siamo certi che i nostri idoli, le icone più grandi ad un livello quasi spirituale non siano sottomesse agli eventi terreni che coinvolgono ognuno di noi, eppure non è così.
Aggiungere parole a quelle più o meno profonde, ma parimenti sincere, lette in questo squarcio di giornata è arduo e per certi versi superfluo. Elencare i suoi numeri, i suoi trofei, i buzzer-beater, i momenti di onnipotenza dentro a quel 28×14 ci costringerebbe a liste infinite e non renderebbe giustizia al lato emotivo e, ci ripetiamo, spirituale di questo drammatico evento.
Possiamo però impegnarci perché il suo portato resti vivo in ogni attività della nostra vita. Non saremo mai Kobe, non siamo nati per la grandezza, ma possiamo essere grandi in ogni attimo delle nostre giornate e questo può concretamente rendere onore alla sua memoria.
Ad ogni alba ci troveremo costretti ad affrontare notizie simili, questa ci ha toccato più in profondità e non dobbiamo cercare giustificazioni per questo, ma  semplicemente renderci conto di quanto una persona, ad un oceano di distanza, senza averci mai parlato, abbia significato per noi e per le nostre vite. Per questo un grazie è forse inadeguato ma doveroso, purché non si abbia la pretesa di capacitarsene, perché per questo serve ancora del tempo, parecchio.