Lo confessiamo, queste poche righe abbiamo iniziato a scriverle qualche mese fa, pensando a Marco.
Le avevamo lasciate da parte perché il terrore di scadere nella retorica, di non rendere omaggio alla persona che è stata era tremendo.
Le riprendiamo oggi, a due anni dalla sua scomparsa, in un flusso di pensieri a ruota libera! Nutrire il nostro ricordo del Solfro in questo periodo difficile ci strappa un commosso sorriso, lo stesso timido ed impacciato sorriso che sfoggiava sempre in ogni occasione.
Credevi forse l’avremmo scordato?

Il rettangolo di gioco che fosse parquet, linoleum o cemento era indubbiamente casa sua. Casa come quel luogo in cui ti senti a tuo agio, in cui non servono convenevoli o maniere adeguate al contesto, casa come quel luogo in cui semplicemente essere se stessi senza timore di giudizi è un obbligo. Tirare fuori Marco dal campo era come togliere un pesce dall’acquario, era così evidente come non vedesse l’ora di ritornare verso canestro che separarlo pareva davvero un dispetto.

Da che ha iniziato con quella palla a spicchi infatti non ha più smesso. Finita la carriera tra i professionisti ha continuato con minors, csi, nazionale over e tanto altro. Se lo contattavi per un torneo estivo con 40 gradi all’ombra non esitava un secondo!
A chi non è capitato di provare un po’ di invidia per quella passione incrollabile. Ma come può con tutto quello che ha vinto avere ancora voglia di stare qui in mezzo a noi? Chi glielo fa fare di mettersi ancora in gioco a 45, 50, 55 anni! Ammettetelo, lo avete pensato anche voi vero?

Marcone era così, amante del gioco in una maniera genuina, quasi infantile per la purezza con cui ad ogni allacciata di scarpe si divertiva ad andare al ferro con le sue braccia chilometriche. Quando il ricordo di una persona è unanime, in tutto e per tutto identico a se stesso trasversalmente a tutti coloro che hanno trascorso un pezzo di vita con lui, viene il forte sospetto che sia veritiero.

In questi lenti e monotoni giorni di quarantena chissà quanti libri avrebbe letto, lui vorace divoratore di pagine, chissà quante calze appallottolate avrebbe lanciato per far canestro nelle sue innumerevoli coppe…
Ricordare Marco oggi fa indubbiamente bene, ci può insegnare quale modello inseguire quando torneremo in palestra, quando torneremo ai nostri lavori e alle nostre relazioni. Emulare la mitezza, la misura, l’onestà e la genuinità del Solfro deve essere un imperativo per tutti noi!
Che dire se non che al di là di ogni possibile enfasi l’esempio del Solfro è vivo e denso di valori, pronto per essere colto da chiunque abbia l’ambizione di mostrare il lato migliore di sé.