BASKETHOOD GOES TO CHINA – DAY 2
DAY OFF
“Mettiamo la sveglia ad un orario decente che domani c’è la Cina da vedere” (10:15 per essere democratici). Apriamo gli occhi e sono le 14:00, ok forse avevamo bisogno di riposo.
Andiamo a scoprire un po’ Foshan e Guangzhou, le grandi metropoli da decine di milioni di abitanti. Prima però una sosta al mercato è d’obbligo per mangiare qualcosa, se cucina tipica cinese meglio. Troviamo Jan, uno sloveno super patito di basket che tiene un suo blog ed è qua al mondiale accreditato come giornalista.
Neanche il tempo di fare due passi che un monsone tropicale si schianta sulle nostre teste. Siamo bloccati al mercato, poco male, ci mangiamo ancora qualche raviolo al vapore!!!
Jan, particolarmente interessato alla leggerezza con cui prendiamo la vita, sicuramente impressionato dall’enorme quantità di cibo mangiata in quei 15 minuti di pioggia intensa, o forse solo semplicemente ammaliato dalla nostra esilarante italianità, si unisce a noi in una spedizione alla scoperta delle immense città cinesi. Ora siamo un trio!!
Tutto è incredibilmente grande, abbiamo la netta idea che i numeri siano sproporzionati rispetto alle nostre abitudini; quello che in Italia è il baretto con 5 tavolini messi fuori alla rinfusa, qua è una piazzale intero pronto ad ospitare orde di cinesi affamati. La cosa sconcertante poi è che di ristoranti, strutture e servizi ce ne sono a perdita d’occhio. Le strade e le stazioni della metro sono sempre piene di persone e per salire sulle carrozze dobbiamo letteralmente tagliare fuori 4/5 persone per provare ad aggiudicarci un posto. Qui si fa così, per fortuna giochiamo a basket.
Le indicazioni della Lonley planet ci portano in posti che non ci lasciano nessun tipo di ricordo positivo. Alla fine ce la caviamo con una cena in un posto molto tipico dove si dice che, se l’atmosfera è quella giusta, i vecchi del posto si alzino in piedi ad intonare all’unisono musica lirica cinese. Il cibo è molto buono e la location molto suggestiva, purtroppo nessuno canta. Ci tira su il morale un buon riso alla cantonese ed un ottimo dessert a base di papaya e hashima.
Ce ne usciamo pieni e soddisfatti, sulla via del rientro optiamo per un classico risciò dove la nostra autista non fa i conti con la batteria. Ebbene dopo qualche una decina di minuti di lirica improvvisata da noialtri per compensare il mancato spettacolo al ristorante, finisce la nostra corsa…peccato ce la stavamo spassando.
Conclusione della giornata, non consigliamo ad anima viva di visitare questi posti, ma alla fine ci siamo divertiti e abbiamo trovato un amico.
Highlight della serata il dessert veramente delizioso. Se vi siete domandati cosa sia l’hashima, anche detta hasma, consigliamo una rapida ricerca internet. Non lasciatevi impressionare dall’apparenza, il gusto è davvero ottimo.
GAME DAY
Un po’ di scaramanzia ci assale, e allora ci giochiamo la carta del tempio taoista per benedizione agli azzurri, sembra troppo bello aver cominciato il mondiale con un +50. Mischiamo quindi in salsa azzurra il sacro al profano.
Dopo le esperienze da star della scorsa partita si decide di andare a palazzo all’ultimo secondo. Nel primo pomeriggio, assistiamo quindi ad uno spettacolo di “Dragon Dance” tipico del Kung fu di queste zone, ma non facciamo i conti con la puntualità del monsone pomeridiano che posticipa lo show e ci costringe a posticipare anche il nostro ingresso in partita.
Vista le centinaia di foto scattateci nella partita contro le Filippine,è stata anche un’occasione per gongolarsi: i veri VIP si fanno attendere!
PRE PARTITA
Il dragone, seppur fermato dal temporale, ha danzato divinamente, ma riusciamo ad apprezzare lo spettacolo solamente in parte! La nostra testa è già con gli azzurri sul parquet.
In direzione Foshan Arena Becchiamo Giovanni il serbo in metropolitana che ci parla del pigiama party dei suoi ai danni delle Filippine. Ci proiettiamo mentalmente anche a Jokic e compagni. Siamo in ritardo e sempre più agitati.
PARTITA
Perso l’inno nazionale, vogliamo fare harakiri anche se è pratica giapponese.
Arriviamo che l’Angola è sopra di 4, non so se sia per l’aria condizionata ma ci corre un brivido freddo lungo la schiena.
Il palazzo è gremito, di speranze. Vicino ai nostri posti assegnati non c’è nessuno, all’italiana decidiamo di scendere a bordo campo assieme ad una ventina di connazionali che avevano avuto quest’idea prima di noi. Una mini torcida da torneo dell’oratorio. Una pennellata azzurra nel palazzo semivuoto.
Questo magicamente aiuta la squadra che si riprende è chiude già il primo quarto con un buon basket. Tralasciando il livello di gioco,sembra di essere in un clima da partita di promozione, un silenzio surreale nel palazzo e le grida dei giocatori che rieccheggiano.
La nostra rimpatriata è proprio a ridosso della panca azzurra.
Coach Meo dirige magistralmente l’orchestra, durante i timeout la lavagnetta è rivolta verso di noi e leggiamo tutti gli schemi mentre ascoltiamo le sue parole. Ci sentiamo tutti un po’ parte della squadra.
Nonostante lo scarto diventi dilagante continuiamo ad esultare alle triple dei nostri giocatori. Sembriamo la tifoseria di paese in trasferta playoff con gli sguardi che si incrociano con quelli dei ragazzi sul parquet.
Dopo una brutta alla persa in contropiede un altro timeout, siamo pronti a sentire una strigliatona generale per la pessima giocata. Con una calma da professionista Meo imposta il discorso in maniera chiara e pacata, poi il colpo di scena; “… posso accettare che proviamo a fare una giocata difficile, non posso invece accettare che QUALCUNO NON FACCIA TAGLIAFUORI IN DIFESA”. Il tono della voce si fa duro e lo sguardo cade sul povero Biligha che non può far altro che abbassare la testa e prendersi le sue colpe nel silenzio del palazzo.
Da coach di Eurolega quali pensavamo di essere ci riporta subito coi piedi per terra, che grinta Meo!
La partita riprende, pensavamo di vedere Kung fu solo in città ma la squadra angolana ha deciso di applicarne un po’ anche in campo. Sia con la fisicità decisamente diversa da quella dei filippini, sia con vere e proprie mosse di arti marziali allo scadere della partita, a farne le spese Ale Gentile che subisce una testata. Dopo il fattaccio i nostri animi in tribuna si scaldano, alle nostre urla il Gallo ci fa una faccia stupita come per dire: non ha proprio senso tutto ciò!!
Jeff B. seduto in panchina continua a ribadire l’assurdità del gesto “In the game, he did it in the game”.
All’espulsione del giocatore angolano qualcuno dei nostri in tribuna sbeffeggia con un ciao ciao con la mano e qualche urla. Daniel ci invita subito alla calma proprio come farebbe il veterano di promozione venendo sotto il nostro settore: “non è necessario ragazzi”.
Il Kung fu non è nel DNA di questo gioco, ma giustamente anche lo sfottò è una pratica che solo noi italiani possiamo capire. Inutile buttare benzina sul fuoco, siamo con te Dany!
POSTPARTITA
Non ci risparmiamo dalle foto con scolaresche nel post partita e quindi via con High Five e selfie che impazzeranno sui social e televisioni di tutta la Cina (siamo ancora più famosi su social dai nomi esotici e mai lo sapremo!)
Fine partita ed ora tocca ai nostri amici serbi giocare con i filippini nella stessa arena, noi usciamo e loro entrano, impossibile resistere alla loro giovialità e subito ci uniamo ai cori in un clima di festa che non sembra finire mai.