PROVE DI RIPARTENZA

Viviamo ormai da mesi in uno stato di speranza che lascia talvolta spazio alla rassegnazione. Le informazioni che giungono a noi dai mezzi di comunicazione non sono ciò che si definisce rassicurante; i numeri dei contagi oscillano, diminuiscono, ma al primo mezzo sorriso abbozzato ci ricordano che non è tempo di festeggiamenti o esultanze in stile fade away da 3 punti. Non ne siamo ancora usciti e questo non è un monito per i più distratti, è la realtà.

Tuttavia anche per i più pessimisti esiste un barlume di speranza reale, scientifico: il vaccino. Non siamo qui per aprire una disputa sul tema ma solo per riportare quei progressi che ci permettono di guardare a questa pandemia come ad un avversario forte, molto ostico che stiamo però rimontando, con l’inerzia dalla nostra parte e con un finale di partita tutto a nostro favore.

La nostra amata pallacanestro rientra, lo sappiamo fin troppo bene, in quegli sport di contatto pesantemente limitati da tutti i decreti recenti; siamo anche consapevoli di quanto certi provvedimenti fossero necessari e di quanto altri fossero invece evitabili o per lo meno modulabili.
Anche qui, cerchiamo di restare tangenziali alla disputa, il più costruttivi possibili, cercando di rinunciare alla polemica che ammorba tutta la narrativa attorno al nostro sport.
Inutile raccontarvi le difficoltà che il 2020 ha portato con sé per noi di Baskethood, siamo solidali con tutti gli altri piccoli, medi e grandi imprenditori che faticano a vedere la proverbiale luce in fondo al tunnel, ma resistiamo incessantemente, per amore della pallacanestro, del nostro lavoro e dei giocatori che con passione serviamo da quasi 4 anni.

Domani ripartiamo, con mille dubbi ed incertezze, tendendo l’orecchio verso le voci di corridoio che si inseguono in questi giorni che allargherebbero la base degli atleti pronti a riprendere: bene per loro, male per tutti i bambini, gli amatori o semplicemente per coloro non ritenuti di interesse nazionale. Ce ne sarebbe da dire anche in questa circostanza ma non è un altro il fuoco che vogliamo alimentare, quello del gioco, della condivisione e della speranza.
Per attitudine siamo gente proattiva che cerca di muoversi in anticipo per trovare soluzioni ma in questo folle periodo la sensazione di essere molto piccoli ed impotenti ci pervade e quindi vien buono il monito del Conte di Montecristo: “attendere e sperare”.
Non in modo passivo e rassegnato ma con lo sguardo luminoso di chi crede in un futuro migliore e lo aspetta pensando a tutti i progetti che sarà in grado di creare e portare avanti.

Riapriamo domani e restiamo al vostro servizio, al servizio degli atleti e al servizio del gioco.

Lo staff di Baskethood