IMPREVEDIBILE!

L’imprevedibilità.
A ben pensarci questo è il fattore in grado di scatenare la nostra eccitazione, di attirare la nostra attenzione.
Qui parliamo di sport, nessuna tematica eccessivamente aulica, ma la dinamica è sempre la medesima.
Cosa rende una manifestazione sportiva accattivante, degna di nota, capace di deviare il normale flusso delle nostre giornate? L’inatteso.
In questo mondiale cinese di pallacanestro l’unico evento atteso era l’eliminazione dei nostri azzurri con la Spagna. Tutto secondo copione: vinci le prime due, perdi le seconde due, vinci l’ultima (per altro faticando) e torni a casa. Per questo il brusio e le lamentele degli “allenatori da tastiera” sono così rumorose. Desideravano dai nostri l’imprevedibile ma purtroppo niente da fare.
Hanno tutte le ragioni del mondo i vari Hackett, Datome e Belinelli a protestare contro questo malcontento esasperato sui social network, il lato oscuro di questi nuovi mezzi di comunicazione si allarga a macchia d’olio ed è ormai predominante.
Ha ragione Gigi ad avvisare i detrattori: “voi che oggi vi lamentate della nostra generazione, non finirete per rimpiangerci?”
Probabilmente andrà così. È però certo che proprio perché riconosciamo il vostro talento in questi anni speravamo in qualcosa che rompesse gli schemi, sovvertisse le gerarchie, ci stupisse.
Sfugge spesso al popolino che i primi ad essere pesantemente amareggiati sono i giocatori. Altra negatività non ha onestamente alcuna utilità.
Detto questo, il dispiacere non fa che crescere rendendosi conto di partita in partita che gli azzurri hanno avuto un cammino sostanzialmente prevedibile in un mondiale assolutamente imprevedibile.
Per la prima volta nella storia Usa e Serbia (prima fu la Jugoslavia) non giocheranno nessuna delle due semifinali.
Due upset pazzeschi in due quarti di finale altrettanto pazzeschi. Francia e Argentina firmano due capolavori, giocano in modo sfrontato e convinto, annusando l’impresa, credendoci e senza alcun complesso di inferiorità.
Senza la pretesa di essere conclusivi è forse proprio questo che è mancato all’Italia.
Come ampiamente detto manca ancora l’ultima fatidica chiamata, il preolimpico e si spera Tokyo, per una generazione che è certo rimpiangeremo ma che nel mentre ci piacerebbe celebrare!